Sony dimostra al giudice che il gioco non è vostro. Se lo fosse, al mondo ne esisterebbe una copia sola
Il 21 agosto Sony ha risposto in 21 pagine ai quattro giocatori californiani che l’hanno portata in tribunale per il pulsante «Buy Now». La tesi è che nessun consumatore ragionevole crede di diventare proprietario di un gioco digitale. Due dei quattro hanno comprato lo stesso Resident Evil Requiem a undici giorni di distanza, e se il primo ne fosse diventato il proprietario, scrive Sony al giudice, il secondo non avrebbe potuto comprarlo. Con lo stesso metodo si dimostra che nessuno di noi ha mai posseduto un libro.
Il pulsante, intanto, non è cambiato, mentre Sony porta al giudice i Termini americani, dove una clausola avverte che «own», «purchase» e «buy» non implicano nessun passaggio di proprietà. Comprare, per contratto, non vuol dire comprare. Il pulsante resta Buy Now, per non confondervi.
I quattro non sostengono che l’avviso manchi, ma che non si fa notare e che nessuno vi chiede di spuntarlo; Sony ribatte che i link ai Termini sono in blu e sottolineati. Nei Termini italiani la frase c’è, al paragrafo 13.5, «ma non possiedi il Prodotto digitale», e il contratto del software ha pure la versione corta, «concesso in licenza all’utente, non venduto». La clausola l’hanno tradotta. La proprietà no.
Vale anche in piccolo, perché al paragrafo 4.1.1 lo stesso contratto spiega che i contenuti virtuali, cioè skin e monete, non sono vostri «indipendentemente dal fatto che siano stati acquistati con denaro reale o “guadagnati” nel gioco». Le skin comprate con soldi veri non sono vostre. Quelle sudate per un weekend intero nemmeno, per non fare differenze.
Noi nerd il primo ottobre lo aspettiamo a libreria piena e carrello aperto. Se siamo consumatori ragionevoli lo deciderà un giudice. Consumatori lo siamo stati stanotte, ricomprando in saldo un gioco che avevamo già. Non era nostro nemmeno la prima volta.
Sony scrive al giudice che «reasonable consumers would not be misled into believing that obtaining licenses to PlayStation video games conveyed "ownership"» (trad. nostra: "i consumatori ragionevoli non sarebbero indotti a credere che ottenere licenze per videogiochi PlayStation conferisse la proprietà")
sempre nell'atto, «In the digital age, it is not plausible to allege that reasonable consumers believed they were obtaining "ownership" of a digital game» (trad. nostra: "nell'era digitale non è plausibile sostenere che i consumatori ragionevoli credessero di ottenere la proprietà di un gioco digitale")
i Termini americani citati da Sony recitano «you buy a personal license to use that product […] but do not own the product» (trad. nostra: "compri una licenza personale per usare il prodotto, ma non possiedi il prodotto"); quelli italiani aggiungono che la licenza «non è trasferibile, a meno che ciò non sia previsto dalle leggi locali in vigore»
Sony dice al giudice che il gioco non è tuo. Tu che fai?
Comprare, si fa per dire
Un gioco digitale che sia davvero vostro, su PlayStation Store, non è in vendita, e non fingeremo il contrario. Quello che si può fare è pagarlo per quello che è, una licenza. Aspettate il saldo invece del day one, e ricordate che, per la politica di rimborso di PlayStation Store, i 14 giorni di ripensamento valgono finché non avviate il download. Per skin e monete cambia solo la cifra: non saranno vostre in ogni caso, quindi tanto vale non pagarle.